La comunicazione è una dimensione umana che comprende una serie di sfacettature biologiche, fonologiche, cognitive e sociali, sulla base di questo assunto il bambino potrebbe avere un ritardo del linguaggio dovuto a una molteplicità di fattori che talvolta interagiscono tra loro, tra i principali si può fare cenno a quelli con una base organica, articolatori, fonologici, quelli connessi a un ritardo più generale dello sviluppo, un contesto culturale poco stimolante o più in semplicemente può essere legato al fatto che il bambino impara a parlare con tempistiche diverse rispetto ai suoi coetanei ma che non rientra in un range di anomalia, i bambini cosi detti late bloomer.
Come fare per poter affrontare tutto questo? Quali soluzioni può adottare un genitore per rendersi utile al miglioramento del suo bambino condividendo con lui questo percorso senza medicalizzarlo prematuramente? A chi rivolgersi per essere guidato in questo percorso?
Il primo passo è far riferimento al pediatra che è la figura preposta per dare indicazioni rispetto a chi rivolgersi e con quali tempistiche, che di solito inoltra la richiesta di aiuto al logopedista.
Qualora l’indicazione fosse di attendere il normale raggiungimento delle tappe di sviluppo è possibile adottare degli accorgimenti che mettendo il bambino nelle condizioni di essere stimolato a comunicare.
Il lavoro che svolgiamo, alla La mia D, è proprio questo aiutare il genitore a comprendere le strategie più funzionali per stimolare l’intenzionalità comunicativa del bambino, prerequisito imprenscindibile per lo sviluppo del linguaggio, infatti se il bambino viene in continuazione preceduto o sostituito e non sente l’esigenza di fare richieste, il processo di sviluppo del linguaggio sarà inevitabilmente rallentato.
Il nostro lavoro non si contrappone al lavoro logopedico, ma quale modalità alternativa, qualora il lavoro con la logopedista sia prematuro, e pone le basi per un futuro lavoro con questa figura.
Dopo una valutazione di come il genitore interagisce con il bambino, sulla base del loro stile comunicativo viene stilato un programma di intervento non diretto al bambino ma al genitore che possa dare gli strumenti per intraprendere un percorso di stimolazione nella quotidianeità.
Questi strumenti sono fatti di momenti di gioco, lettura condivisa, piccoli esercizi fonologici che si realizzano con una dimensione ludica così che il bambino non viva la frustrazione della terapia.
Il lavoro del consulente è di guida orientativa e di spiegazione, noi non correggiamo le modalità inadeguate ma rafforziamo quelle che sono le strategie funzionali del genitore così che gli errori vadano via via diminuendo.
Il genitore può così essere davvero utile al suo bambino per facilitarlo in questo processo, la soluzione è possibile con una prospettiva di dialogo e di ascolto così che la quotidianità diventi risorsa preziosa per arricchirsi e non non realtà frustrante e ostacolante.

Per ulteriori informazioni non esitate a contattaci saremo felici di conoscervi

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