Il mio bambino non mi ascolta, fatica a rimanere composto in pubblico, fa capricci e reagisce aggressivamente di fronte ai miei no, come posso intervenire per arginare questi comportamenti problema?
Innanzitutto occorre definire bene cosa si intende quando si parla di comportamento problema.
Vengono definiti “comportamenti problema” tutti quelli che, per le più svariate ragioni, creano danni, ostacoli o difficoltà al soggetto stesso e alla relazione con l’ambiente. Per poter fare una valutazione del comportamento problema nella lettura scientifica si utilizza il modello ABC, che consiste nell’analizzare ciò che accade prima e dopo che il comportamento viene posto in essere.
Valutare queste condizioni è necessario per capirne l’origine e i fattori che possono deteminarne l’insorgenza. Spesso si consiglia alle mamme di verificare la durata, la frequenza e l’intensità del comportamento così da avere un quadro più completo.
La questione non è solo di definire cosa accade ma anche quali elementi, anche se inconsapevolmente, possono rinforzare il comportamento stesso.
In letteratura si parla di rinforzatori, positivi e negativi, per definire i fattori che possono consolidare o meno le condotte problematiche.
Pensiamo ad esempio ad un maestro che a seguito di un comportando negativo di un alunno lo invita ad allontanarsi dalla classe, se ci immedesimiamo nei panni del bambino possiamo vedere come in realtà lui ha ottenuto di sospendere quell’attività che non era di suo gradimento in favore di una potenzialmente più piacevole, es. girovagare per la scuola, chiacchierare con il bidello.
Consapevoli di quanto appena detto si procede poi a stabilire delle strategie di intervento alternative che hanno come scopo quello di sostituire il comportamento problema, che è importante ricordare che ha sempre una funzione comunicativa seppur sbagliata, con un comportamento positivo.
Per realizzare ciò è fondamentale seguire alcuni step valutativi; definire dei comportamenti alternativi positivi, accompagnare il bambino alla realizzazione del comportamento positivo con conseguente valorizzazione, e infine farli percepire la frustrazione del comportamento problema.
Quest’ultimo punto sta a significare che non bisogna impedire la messa in atto del comportamento negativo, a meno che lo stesso non sia una forma aggressiva verso se o gli altri o estremamente pericolosa come la fuga, ma bisogna far comprende al bambino che che tale comportamento non porta a perseguire l’obiettivo prefissato.
Per realizzare questi step è necessario mantenere un atteggiamento pacato e il più possibile neutrale così che il bambino possa toccare con mano quali sono i limiti oltre i quali non è possibile spingersi.

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