Quando parliamo di bambini parlatori tardivi ci riferiamo a quei bambini che, raggiunta l’età di 24 mesi, hanno un vocabolario molto limitato (meno di 50 parole) e non combinano due o più vocaboli per costituire una frase. Spesso i genitori si chiedono se possono fare qualcosa per aiutare il loro bambino; assodato che è sempre meglio consultare uno specialista per avere la certezza che si tratti di un semplice ritardo della comunicazione e non di una condizione conseguente a un vero e proprio disturbo, esistono dei semplici accorgimenti che la mamma e il papà possono mettere in atto nell’ambiente domestico per favorire l’intenzionalità comunicativa del piccolo.
Gli esperti di comunicazione nella prima infanzia hanno tra le loro competenze la capacità di individuare gli stili interattivi più funzionali per ciascun bambino a tal proposito possiamo citare anche  indicazioni di massima che possono ritornare utili in tutti i casi:

1.INTERPRETARE I COMPORTAMENTI DEI BAMBINI COME SEGNALI COMUNICATIVI; ciascun genitore deve sempre tenere a mente che dietro i comportamenti più semplici del proprio bambino è possibile ravvisare un intento comunicativo che l’adulto deve avere cura di mettere in parola e riconsegnare al piccolo confermando al contempo di aver inteso quello che voleva dire. E’ utile tenere a mente che il piangere, arrabbiarsi, urlare, isolarsi sono tutti comportamenti con cui il bambino tenta di dirci qualcosa, è frequente etichettare i bimbi parlatori tardivi come bimbi pigri, nervosi che non socializzano. Aiutare il bimbo a mettere in parola i suoi comportamenti serve anche a favorire la sua integrazione con i pari oltre che a stimolare il suo intento comunicativo.
2.PARLARE IN MODO CHIARO, SEMPLICE E CONCISO. Usare parole accessibili alla sua età e in maniera frequente così che il bimbo possa sentirle più volte durante una giornata, questo lo aiuterà a familiarizzare con quel determinato suono, traducendo in parola tutte le volte che indica qualcosa. Es. indica la mela… “Vuoi la mela? Buona la mela? adesso ti do la mela.”
3.EVITARE FRASI TROPPO LUNGHE E UTILIZZARE UN TONO DI VOCE PACATO E LENTO. Parlare piano permette al bambino di sentire bene il suono di quella parola, come si scompone e compone, e di osservarvi mentre lo state dicendo così da poter cogliere i movimenti della bocca utili per produrre la parola.
4.NON CORREGGERE IN CONTINUAZIONE GLI ERRORI DEL BAMBINO; ma fornire modelli linguistici appropriati. Non dire ” no non si dice, hai sbagliato” meglio usare ” ah vuoi la mela, volevi dire mela?”.
5.EVITARE DI USARE DIMINUTIVI, VEZZEGGIATIVI, PAROLE IN “BAMBINESE”. Dire le parole in modo chiaro senza “storpiarle” altrimenti il bimbo avrà troppe varianti della stessa parola e questo non lo facilita nell’associare che quella determinata parola corrisponde ad un oggetto. Solo quando un bimbo capisce che vi è una correlazione tra la parola e l’oggetto sarà in grado di nominarlo.

Tutte le indicazioni citate sopra hanno l’obbiettivo di creare un ambiente favorevole alla comunicazione, funzionale alle esigenze del bambino parlatore tardivo, e aiutano al contempo il genitore ad adottare uno stile comunicativo idoneo anche nel caso di bambini che seguono le tappe consuete nello sviluppo linguistico.

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