Il tema dei diritti dell’infanzia e in particolare quello della violenza sui e dei minori sono connessi allo sviluppo della tutela e della promozione dei diritti dell’uomo e alle modalità di rappresentazione sociale dell’infanzia e dell’adolescenza.

La sempre più ampia diffusione di una cultura sensibile alle esigenze dei minori e i molti passi in avanti compiuti a livello normativo, sono stati accompagnati da un concomitante aumento dei livelli di preoccupazione e di allarme per un bambino e un adolescente tanto vulnerabile e vittima di violenze e aggressioni (pedofilia, infanticidi, maltrattamenti) quanto deviante e violento (omicidi, bullismo, furti).

In questo contesto i mezzi di comunicazione di massa, sulla base della loro centralità nel produrre e nel far circolare le immagini dei diversi soggetti sociali, hanno inevitabilmente contribuito alla creazione di una serie di stereotipi e miti concernenti un’infanzia. Si passa dunque dall’immagine dell’ “adolescente cattivo”, ribelle e violento, da controllare e punire, a quella del “bambino innocente”, da proteggere da una società pericolosa e ostile, a quelle del “bambino immanente”, le cui potenzialità possono svilupparsi se inserito in un contesto adeguato e del “bambino naturale”, che evolve in un processo di maturazione strutturato attorno alle sue risposte emotive a stimoli esterni. Al di là di questo insieme di rappresentazioni stereotipate, il bambino reale con i suoi bisogni rischia di essere sostanzialmente estromesso e soprattutto di non essere riconosciuto nella sua soggettività e unicità. Spesso accade che i genitori, gli insegnanti e gli educatori abbiano un’idea, veicolata in parte dalla cultura, in parte dai media, in parte dal mondo scientifico stesso, di come il bambino o l’adolescente “debba” essere (a 3 anni deve sapere fare questo, a 5 anni deve avere acquisito queste capacità..), che fa riferimento a modelli di un bambino o ragazzo “ideale”, ma che nella realtà non esiste e che sono fortemente irrispettosi dei tempi di maturazione e di crescita personali e propri di ciascuno, che dovrebbero essere rispettati al di là di qualsiasi criterio aprioristico di giusto o sbagliato.

Un altro errore in cui sovente si incorre quando si parla di infanzia e di adolescenza è quello di pensare il contesto, l’ambiente in cui il bambino è inserito come elemento fortemente, a volte quasi in maniera esclusiva, determinante il suo percorso di crescita. Invece è fondamentale sottolineare come è vero che l’ambiente influenza il bambino ma quest’ultimo è sin da subito attivo e incidente sul suo contesto e nella relazione con l’altro e inoltre, a partire dai 15-18 mesi, è in grado di pensare e riflettere su di sé e di trovare soluzioni originali e creative nel suo muoversi nel mondo, incidendo su di esso. Sebbene dunque l’ambiente e le relazioni in cui ciascuno di noi è inserito siano rilevanti per quanto riguarda la formazione della personalità di ognuno, è importante riconoscere l’originalità e la soggettività delle scelte che bambini e adolescenti compiono e del loro orientamento al futuro. 

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